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Full text of "Il nuovo Figaro; melodramma giocoso, da rappresentarsi nel Teatro Vendramin a S. Luca, l'autunno 1832"

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IL  NUOVO  FIGARO 

MELODRAMMA  GIOCOSO 

DA  RAPPRESENTARSI 

IV EL  TEATRO  VENDRAMIN 
A  S.  LUCA 

L'AUTUNNO  i8  3z. 


VENEZIA 
NetTEd,  Tip.  Rizzi,  in  Frezzeria  n.  1614, 


PERSONAGGI, 

■     j  m »  i  r 


3 


11  Barone  SIGISMONDO  di  WARTHENKOPPENBUR- 
GEN*)  antico  militare- Prussiano  padre  di 

Sig.  Bonetti  '  Raffaeli 
AMALIA,  giovinetta  di  circa  22  anni 

Sig.  Roser  Lina  Ralf  e 
ANDREA  di  CERNAY,  giovine  nobile  Francese 

Sig.  Serafini  Betterelli  Giuseppe 
LEPORELLO,  servo  Francese  al  soldo  del  Barone 

Sig.  Balfe  Guglielmo 
Accademico  Filarmonico  di  Bologna 

CARLOTTA^  giovine  modista  Napoletana 

Sig.  Rubini  Margherita 
11  Principe  FEDERICO  di  WARTENSLEBE,  Prussiano 

Sig.  Fontana  Gaetano 

DEMETRIO,  Maggiordomo  del  Barone.,  e  suo  antico 
Caporale 

Sig,  Bien  Giuseppe 

Coro  di  Domestici  del  Barone,  dei  quali  parte  iii 
ricca  livrea,  parte  in  abito  di  Camerieri,  ed  alcuni  in 
abito  da  Cacciatori^  e  Lacchè. 

Comparse  -  Servi  del  Barone  -  Servi  del  principe* 


4 

L'  azione  succede  in  un  Palazzo  ed  attigua  Giar- 
dino a  Mergellina  preso  in  affitto  daJJa  sera  innan- 
zi all'  azione,  ed  abitato  dal  Barone  iti  NapoiL 


L*  intreccio  di  questo  Melodramma  è  tratto  in. 
garte  da  una  Farsa  francese  dal  signor  Scribe  in- 
titolata -  L' Ambassadeur  -,  ed  in  parte  dalla  ri- 
duzione italiana  eseguita  dal  signor  Marchioaut 
sotto  il  titolo  -  Il  Nuovo  Figaro.. 


La  musica  è  del  signor  maestra 
LUIGI  RICCI 


\ 


ATTO  PRIMO. 

SCENA  PRIMA. 

Vaghissimo  Giardino  con  tre  viali  in  fondò.  Quello  di  mezzo 
è  terminato  da  una  capricciosa  fontana,  o  da  un  gruppo  in 
marmo.  Gli  altri  due  mettono  a  due  cancelli  di  ferrò  mezzo 
aperti*  dai  quali  si  scorge  la  via  pubblica  ed  il  lido  Hel  mare. 
Lateralmente  due  branche  di  scale,  per  le  quali  si  discende 
dal  quarto  del  Barone,  situato  a  destra»  e  da  quello  di  Amalia 
a  sinistra.  Statue  e  Vasi  di  agrumi  lo  decorano  con  bella 
simmetria.  Sono  circa  le  Ore  io  antimeridiane. 

Demetrio  dalla  scala  a   destra,  indi  il  Coro,  parte  dalla 
scala  medesima,  e  parte  dalV  altra* 

Deìn.      Xjeporello  ?...  Leporello  ?... 

Dov'è  andato?...  Dove  sta?... 

Ne  domando  a  questo-,  e  a  queJIò  .»i 

Ni  un  lo  vide  ;  niuu  Jo  sa. 

Con  quell'aria  d'importanza! 

Protoquamquam.,  Cicerone 

Finirà  che  dal  Barone... 

Vada,  parta,  sentirà. 

E  se  va,  senza  speranza 

Dal  palazzo  uscir  dovrà. 

Prima  parte  del  foro. 

La  baronessa  figlia 

Vuol  Leporello,  adesso. 

Seconda  parte  del  Coro. 

Vuole  il  Baron  lo  stesso. 
Dem.         Ma  Leporello  ov'è? 
J.  parte    La  figlia  e  un  po'  bisbetica  ; 
11.  parte      II  padre  è  un  terremoto... 

Andiam  :  via,  tutti  in  moto; 
Cangiamoci  in  lacchè. 
Coro  e  l)em>    Di  qua  di  la  cerchiamo 

Per  chiaja  e  mergellina  i 
A  tutti  domandiamo; 
Qualcun  lo  scoprirà  b 


Se  no  questa  mattina, 
Dal  padre  e  daJJa  figlia 
Un  qualche  parapiglia 
Ì  &l  poco  nascerà,  (part.  dal  viale  a  destra* 

SCENA  IL 

leporello  pensoso  con  giornali,  avvisi  e  molte  lettere  suggel- 
late in  mano,  innoltrandosi  dalV  altro  viale,  e  dialogando 
da  sè  ;  indi  Demetrio,  e  il  Coro,  tornando  dal  viale  da  cai 
sono  partiti* 

Lep.        „  Aguzzar  vorrai  V  ingegno 

(  ripetendo  una  commissione  avuta  da  Andrea.. 
Per  due  cori  innamorati  ? 
„  Se  riesci  nell'  impegno 
„  Ti  do  mille  colonnati. 
Mille!,.,  Mille!...  Son  tre  zeri!;      (da  sé.. 

E  un  bel  numero  rotondo/ 

A  capitolo  pensieri  ; 

Rovesciar  bisogna  il  mondo. 

Eh  !  non  già  per  interesse, 
(  come  rispondendo  alla  suddetta  commissione*, 

„  Ch*  io  non  so  cosa  che  sia  5 

„  Ma  se  un'alma  amore  oppresse: 

„  Sento  subito  pietà. 
„  E  ho  perpetua  fantasia 

,,  D'obbligar  l'  umanità. 

„  Vada...  dorma      si  vedrà. 
Ali!  quel  mille  m'ha  commosso  % 

Quei,  tre  zeri  m'han  scaldato! 

Si  :  farò  quello  che  posso, 

10  son  tutto  elettrizzato. 
Fra  le  lettere  nascoste 

Porto  qui  la  miccia  ardente; 
E  venuta  dalla  posta 

11  Earan  la  crederà, 
E  inattesa,  brontolando, 

La  mia  bomba  scoppierà, 
E  quel  nulle,  sdrucciolando, 
Nella  tasca  m'entrerà. 
Il  sospir  delle  due  tortore 
Imeneo,  condolerà» 


Bravo  !  viva  il  nuovo  Figaro 
Tutta  Napoli  dirà. 
Coro       Maledettissimo  -  Quel  farfarello!        (fra  loro. 

Ci  ha  fatto  correre -E  stava  la. 
J)em.       Presto,  sollecita:  -  Via,  Leporello  ;  (avanzatici, 

O  padre  e  figlia  -  S' iniuriera. 
Coro       Di  te  domandano  :  -  Di  te  ricercano  : 

(  circondanti Ao* 
Per  te  ci  mandano  -  Di  qua  e  di  la. 
Ltp*        Si  meravigliano,  -  Signori  miei? 

E'  nostro  merito:- Chi  non  lo  sa  ? 
Dem.eCoro  Eh!  via,  buffone  !  -  Va  dal  padrone: 
Tu  ci  fai  ridere  :  -  Ah  !  ah  1  ah  !  ah  / 
Lcp.        Dice  il  buffone  -  Che  avrà  ragione 
Solo  quell'ultimo,  -  Che  riderà» 
Dem.eCoro  (  Che  cosa  medita? -Che  cosa  mormora? 
Che  mai  fantastica  ?  -  Che  tenterà  ? 
Fa  il  Diplomatico  :  -Nulla  sospetta/ 
Se  non  s'affretta- Forse  ...  chi  sa«». 
Qua  devi  correre  \  -  Vola  di  qua. 

(  strappandoselo  a  gara* 
Itp,        $  Poveri  stupidi! -Non  sanno  leggere 

Le  idee  fantastiche,  -  Che  bollon  qua! 
Son  come  pecore, -  Senza  sospetto; 
Ma  il  mio  progetto -Gli  stordirà.  ) 
Eh!  via  lasciatemi- Per  carità! 
Ma  perchè  ad  abitar  cosi  lontano 
Estemporaneamente 

3er  sera  saltò  in  testa  al  mio  padrone? 

Già...  chi  pa£a  ha  ragione. 

Chi  serve  ha  da  soffrire.  Aver  bisogna 

La  memoria  di  bronzo, 

I  zetììri  nei  pie.  Ricordar  tutto, 

Far  tutto,  andar  per  tutto  » 

Muitiplicarsi  in  cento, 

Correr  qua,  saltar  Ja!-  Prendi  le  lettere, 

(  ad  un  servo  che  subito  purte  con  i  fogli  per 
la  scala  a  destra. 
I  giornali,  gli  avvisi 
Delle  Belve  arrivate, 
Di  tre  benefiziate  \ 


a 

Li  consegua  al  Barone. -Oggi  spirava       (a  Detti* 

L'abbonamento  dei  teatro  alassimo 

Ai  fondo-,  e  ai  Fiorentini  ; 

E  a  sua  Ecce! lenza  il  paJco  ho  confermato» 

Del  cangiato  Palazzo 

Ad  avvinare  il  sarto  son  volato. 

Parlai  col  chineagJter,  vidi  il  facoccìrio, 

Edi  io  mi  batter  d*  occhio, 

Sudando  inchiostro,  qua  ritorno,  e  sento 

Che  nessuno  è  contento  !-  Ora  in  cucina 

Fo  colazione,  e  poi  ... 
T)cm.  Ma  sua  Eccellenza 

Lep.  Con  sua  buona  licenza, 

A  stomaco  digiuno 

Non  do  udienza  ad  alcuno; 

Soo  di  memoria  fragile 

Pochissimo  ragiono; 

Or  con  tre,  o  quattro  piatti  approvigiono 
II  mio  quartier  d5  inverno, 
Poi  dei  comandi  esponili 
Potrò  alla  batteria 

Pria  dalla  figlia,  e  dal  barone  appresso 
Betti.  Prima,  prima  il  Baro» 
Lep.  Prima  il  bel  sesso* 

(  Lep.  esce  lateralmente  innolti ondosi  nel  giardino, 
e  Dcm.)  e  i  domestici  si  dividono  per  le  due  scale. 

SCENA  III. 

Salone  riccamente  ed  elegantemente  addobbato,  con  cinque' 
porte  gueniite  di  cortine.  La  porta  di  mezzo  è  la  comune, 
quella  alla  sua  destra  conduce  nella  scala  del  giardino  T  al- 
tra a  sinistra  è  dell'appartamento  destinato  ai  forestieri*  Bel- 
le due  porte  laterali,  quella  a  sinistra  mette  nel  quarto  del 
Barone,  l'altra  mette  a  quello  di  Amalia.  In  mezzo,  tavolino 
con  ricco  tappeto,  sedie  eleganti  all'  intorno»  Il  servo  dispo- 
ne sulla  tavola  i  giornali,  gli  avvisi,  le  lettere, 

//  Barene  sbuffando  esce  dalla  porta  laterale  a  destra 
seguito  da  Amalia» 

Bar.        Dunque?  dunque  innamorata? 

E  all'oscuro  è  ancor  papa/ 
Come  mai,  com'è  oltraggiata 


Amai. 


Bar. 

Amai* 

Bar. 

Amai. 

Bar. 

Amai. 
Bar. 
Amai. 
Bar* 

Amai. 


Bar. 


La  paterna  autorità  ! 

A  Toledo?  a  Baja?  a  Portici? 

Anche  giù  nell'Ercolano  ? 

Anche  in  cima  del  Vesuvio  ? 

A  Pompei  ci  seguitò? 

Ed  io,  bestia,  ed  io.,  Baggiano! 

Non  m*  accorsi?...  Eh  !  Signor,  no! 
Padre  mio,  pietà,  perdono; 

Un  momento  mi  tradì. 

No,  colpevole  non  sono  / 

IVli  guardava,  e  mi  feri. 

Uno  sguardo  or  mesto,  or  tenero, 

Tutto  smania,  e  tutto  ardore, 

Mi  chiedea- compenso  ai  palpiti, 

Promettea  -  felicità. 

Ed  al  povero  mio  core 

Involò  la  liberta* 
Il  suo  nome?  (  passeggiando  seguito  dalla  figlia. 
Eh  !  non  lo  so. 

Gli  parlasti? 

Eh  !  signor  no. 
Sarà  un  povero  Romano, 

O  un  Francese  sventateli; 
Anzi  nobile,  e  Prussiano. 
Chi  l'ha  detto? 

Leporello. 
Leporello  ?.•.  il  servitore? 

Il  factotum?...  il  dqttore? 
(  Ho  capito;  ho  inteso  tutto: 

Quel  birbante  all'aria  andrà.  )         (  da  sè* 
Perchè  fai  quel  viso  brutto? 
Perchè  in  collera,  papà? 
a  z 

(  Un  Prussiano!...  un  signorotto! 

Nè  mai  venne  a  casa  mia! 

Qualche  imbroglio  vi  sta  sotto, 

Non  mi  so  capacitar. 
Leporello...  quel  bel  tomo 

Tiene  il  fìl  della  matassa 

Ah!  ma  il  tempo  è  galantuomo, 

E  fa  i  gruppi  sviluppar.  ) 


Amai.     Penso  a  lui  da  mane  a  sera  ; 

Sol  di,  lui  Ja  notte  io  sogno  ; 
Teme  incerta  l'alma,  e  spera; 
Caro  padre,  ho  da  tremar? 
Se  ti  accende  un  vero  affetto 
Per  la  povera  tua  figlia, 
No,  quel  vago  giovinetto, 
Padre  mie-,  non  le  negar, 

SCENA  IV. 

Carlotta^  prima  di  dentro^  indi  si  avanza  depositando  alcuni 
cartoni  sulla  tavola. 

Cari.       Per  me  non  v'  è  anticamera, 
Io  son  cambiale  a  vista, 
Carlotta,  Ja  modista, 
Senz'ambasciata...  oh!  scusino, 
Perdonino,  signori  : 
Voleano  i  servitori 
Con  sgarbi  ed  insolente 
Farmi  aspettar  di  là  ... 
Perdonino,  eccellenze  ! 
Scusino  per  pietà. 
Amai.     La  mia  modista»  (al padre. 

Bar.  Appressati.         (ad  Amai. 

A  tempo,  bella  giovine.  (a  Cari, 

aprendo  ì  cartoni,  e  guardando  indi  ad  Amai. 
Fanciulla,  è  questo  il  recipe 
Per  rinfrescar  gli  spiriti 
Quando  i  vapor  romantici 
Saltano  troppo  in  su. 
Comprati  intero  un  fondaco, 
Blonda,  Baress,  Virginie, 
Filoss,  Merletti,  Diavoli, 
Fiori,  Bonnet,  Fisciù, 
Ma,  a  quel  signore ...  eteeterà. 

C  all'orecchio  marcato  assai. 
Non  ci  pensar  mai  più. 
rJmal.     Ah!  padre  mio/... 
Bar>  Son  giudice; 

Già  sentenziai ...  mai  più. 


ri 


Calmar  P ardente  smania  j 
Che  l'alma  mia  divora. 
Mi  ebiedi  un  impossibile 
E  troppa  crudeltà. 
Questo  mio  cor  V  adora  ; 
Scordarlo  non  potrà. 
Àndiam  :  non  voglio  smorfie, 
A  convulsion  non  credo, 
Non  far  che  vada  in  furia 
La  mia  paternità- 
(  Accesa  assai  la  vedo; 
Paura  assai  mi  fa-  ) 
(  In  aria  v'è  del  torbido. 
Sarà  qualche  amoretto. 
Affar  che  vanno  e  vengono^ 
Siam  donne,  e  già  si  sa. 
Fra  un'  ora  ci  scometto, 
Il  mal  le  passerà.  )  (  Amai,  entra 

suo  quarto  seguita  da  Cari,  con  i  suoi  cartoni, 

SCENA  V. 
ti  Barone  solo)  indi  Demetrio. 

Bar.  Demetrio.-  Cento  piastre  a  LeporeHc^ 

E  che  sfratti  all'  istante. 

Un  furbo,  un  intrigante 

Non  voglio  a  me  vicino* 
Dem.  Cento  piastre?  E  che  sfratti?  (  Ero  indovinò*  ) 
Bar.  Tolto  via  Leporello  è  tolto  il  mezzo 

(  punendosi  a  sedere* 

Di  fomentare  i)  romanzesco  affetto 

Per  via  dell'ambasciata  e  del  viglietto  ; 

E  la  signora  figlia,  e  il  pretendente 

Ammoreggiar  dovranno. 

Telegraficamente.  -Èh  !  figlia,  figlia  ! 

Per  farmi  scervellar  sei  nata  apposta?.». 

Ma  vediamo  la  posta  ... 

Carlottenburg, ...  Stokolmv..  Mosca,...  Berlino».. 
Di  chi  è  quel  carattere?.-,  non  so... 
Àdde  ssq  1q  saprò  ,t«  Coatto  \  il  principe 


rÀmaL 


Bar. 


Cari. 


riti 


12 

Di  Warteiisleben!...  Come!,.. 
L'antico  protetto!*  di  mia  famiglia!... 
Ma  qui  da  un  giorno  all'altro  era  aspettato^ 
Non  so  òhe  dir  ...  pensiero  avrà  cangiato. 
(legge)  „  Barone  mio!  Sono  venti  anni, che  non  ci  vediamo* 
^  Vi  scrivo  per  la  prima  volta.  Fra  teneri  padri  non  vi  sono 
3,  complimenti*  Ho  un  unico  figlio,  e  mi  amareggia  la  vite.  Scor*  t 
sa  ia  Russia,  la  Germania,  la  Francia  e  tutta  V  Italia  s'  è 
fermato  in  Napoli.  La  soverchia  dimora  mi  destò  sospetto» 
Lo  credereste  ?  Compiangetemi.  Il  Cavaliere  mio  figlio*  re- 
ii  rede  dei  Wartensleben  arde  d' ignobile  affetto  per  urta  don- 
„  netta  di  bassa   estrazione,  e   sta  siili'  orlo  di  un  precepi- 
„  zio  ove  seppellir  sè,  e  tré  secoli  e  mézzo  di  gloria  inconta- 
„  minata,  sposando  questa  civetta  plebea.  So  che  vive  nasco- 
3)  sto  nel  Vico  Campane  a  Donna  Albina  sotto  nóme  di  Andrea. 

Ad  ogni  costo  impadronitevi  di  lui  ;  T  unico  figlio  !  (  quasi 
*»  piangendo.  )   Tutto  approverò',  di  tutto  vi  sarò  gratissirìid 
„  lino  ai  sepolcro...  Dopo  scritto:  Eccovi  i  Suoi  connotati: 
Bocca     Capelli ...  Orecchie  etc. 

Povero  galantuóm  !..•  Son  padre  anch'  io ... 
So  quanto  costa  !  principili  garbato* 
Non  mi  scappi  !...  Son  uomo  stagionato  ... 
Son  militar  Prussiano, 
Ho  un  grati  naso. 

scena  vi. 

Leporello,  che  ha  udito  le  ultime  parole  sulla  porta  di  thezioi 

Zep.  (  È  si  vede  da  lontano*  ) 

Bar.  Adesso  quel  bricconi  di  Leporello 

Utile  mi  saria! 
Lep.  (  Oh  !  che  stoccata  alla  modestia  mia  !  ) 

(  da  se,  avvùzandosi  con  franchezza. 

Eccellenza  È 
Bar.  Ancor  quii 

Lep.  Partir  da  ingrato 

Non  e  la  moda  mia. 
Bar.  Vien  qua*  birbante  i 

Ho  bisogno  di  te. 
Lep.  Me  né  assicura 

Il  suo  frasario  urbano* 
Baf.  Devi  pescarmi  un  giovine  Prussiano^ 

Uri  Wartensleben,  qui  con  finto  nome 

Da  graa  tempo  celato^ 


i5 

E  fin  sopra  fa  testa  innamorato 

D'un* Armida  plebea. 
Lep.  Il  finto  nome? 
Bar-  Andrea. 
Lep.  Puh  !  che  nome  volgar  l  povero  padre  l 

Si  figuri,  eccellenza,  il  suo  cordoglio. 
Bar.  Digressioni  non  voglio. 
Lep.  La  dimora  ? 

Bar.  Vico  Campane  a  Donna  Albina. 
Lep.  Il  numero  ? 

Bar.  Bestia!  Se  lo  sapessi,  io  qui  con  lei 

Il  tempo  ed  i  poJmon  lograr  vorrei  ? 
Lep.  Si  potrebbe...  ma  no...  meglio!  Ah  !  è  difficile. 

Forse  •..  sì  :  questo  ...  Ah  I  non  riesce 
Bar.  ÉJ]  !  via  : 

Tu  non  vali  più  nulla!  -  preparati 

Eran  trenta  ducati:...  non  importa; 

Farò  da  podestà  di  Sinigaglia ... 
Lep*  Eccolo:  l'ho  trovato:  ecco,  e  non  sbaglia. 

I  Barbieri  san  tutto.  I  parrucchieri 

Sono  enciclopedie*  -  Dai  portalettere  ».. 
Bar.  Bravo!  ma  ad  involarlo, 

E  trasportarlo  nel  palazzo  mio  *.. 
Lep.  Eh  !  signor,  ci  son  io... 

Con  quattro  lazzaroni... 
Bar.  Ah  !  V  arcifanfano 

Dei  balordi  tu  sei  !  Vuoi  che  uno  scandalo 

Nasca  per  tutto  Napoli  ? 
Lep.  Ma  si  fidi  di  me 

Bar.  Ma  non  s' incomodi. 

Carrozza  senza  stemmi ... 
Servi  senza  livrea...  dai  portalettere... 

(  brontelando  fra  se. 
Barbiere  «  parrucchier  nel  vicinato ... 
Addio:  trenta  ducati.  Se  riesco. 
Andrea,  ci  caschi  ...  (parte  entrando  nel  suo  quarto, 
Lep.  (  Ah!  va  pur:  la  stai  fresco.  ) 

bCENA  Vii. 

Lejtorello  saio,  indi  Carlotta  dalV  appartamento  dì  Amalia 
con  una  berretta  donnesca  in  mano. 

Lep>  Eh!  per  la  sinfonia  ne  son  contante, 


14 

Or  incomincia  V  opera* 

li  cavalier  Andrea 

D'indole  generoso  e  delicato, 

Se  l'artifizio  mio  prima  sapea, 

Me  l'avrebbe  imbrogliato. 

Quando  verrà saprò  con  due  parole»*» 

Ma  una  donnetta  ignobile  ci  vuole, 

Che  secondi  la  farsa  con  talento, 

E  sappia  sospirar  con  sentimento* 
Cari.  Ragazze  benedette  ! 

Quando  avete  i  vapori 

Vi  sfogate  con  noi  :  stava  a  penello  f 

Signor,  no...  più  schiacciata... 

Più  strettina  di  la... 
Xep.  Si:  l'ho  trovata. 

Cari.  Che  trovaste,  signore? 
Xep.  Eh  !..  nulla,  nulla  ** 

Mia  leggiadra  fanciulla... 
Cari.  Padron  mio..* 

Non  son  mica  di  zucchero, 
Che  mi  mangia  cogli  occhi. 
Lep.  Mi  perdoni 

V  e  un  perchè. 
Cari  V'fe  un  perchè?  (Bel  giovinolo ■  PJ 

JLep.  Vorrei  ».. 

€arl.       Che  vuol  da  me?  (  Devy esser  ricco 

Servendo  un  forestiero  ...  un  gran  signore  ) 
Xep.  Vorrei... 

Cari.       (  Me  lo  figuro:  un  po' d'amore.  ) 
Parli,  via. 

Lep.  Mi  vergogno. 

Cari.  Ma  le  pare?' 

E'  stagion  di  vergogna  ?  Su,  coraggio- 
Dica  ;  l'ajuterò:  non  faccia  scene- 

Lep.  Un  contratto  vorrei 
Stringer  qui.  seco  lei,  ... 
Bocca  di  rose;  un  si,  deh!  non  mi  niegfoi 

Cari.  Un  contratto  con  me? 

Lep,  Con  lei. 

Carh  Si  spieghi* 

Xfp.       P^r  1%  lunghe  andar  noa  voglio. 


i5 

Involarsi  può  il  momeato  : 

Alle  corte  :  poco  io  voglio, 

E  i  ducati  sono  cento, 

Che  di  peso..,  e  un  sopra  l'altra 

Pliff,  plaff  le  conterò. 
Cari,       Ma  da  lei  saper  vorrei 

Che  pretende?  cosa  vuo'? 
Lep.        A  un  illustre,  ad  un  riccone, 

A  un  prussiano  giovinetto, 

Se  la  interroga  il  Barone, 

Finger  deve  immenso  affetto, 

Smorfie,  smanie,  affanni  e  palpiti 

Quante  V  arte  ne  inventò. 
Carì,       Ma  quel  finger  non  conviene, 

Non  sta  bene...  signor  no. 
Lep,        Con  il  tuon  del  sentimento, 

Di  bel  pianto  umida  i  rai, 

Ma  con  maschio,  e  fermo  accento 

Questo  solo  dir  dovrai  : 

Amo  Andrea,  d'Andrea  son  io, 

Ed  Andrea  sol  mio  sarà. 
a  x 

Amo  Andrea,  d'Andrea  son  io, 

Ed  Andrea  sol  mio  sarà. 
Lep,       Sei  maestra!  Oh!  benedetta! 

Ma  poi,  languida  e  sparuta 

Singhiozzar  sai  da  civetta, 

E  cascar  cosi  svenuta  ? 

Poi  convulsa,  paralitica, 

Sparar  botte  qua  e  la? 
Cari,       Sono  cose  antiche  assai, 

Ogni  femmina  le  sa. 
Lep,  11  contratto  dunque?^ 

Cari.  È  fatto 

Ma  i  ducati  siano  cento. 
Lep.        Te  ne  faccio  un  istrumeuto 
Cari,  Qua  la  mano. 

Lep,  Eccola  qua» 

Per  sur  marche,  mia  bella, 

Di  più  non  posso  darti 

T'offro  una  bagatella 


i6 

Idést...  se  vuoi-.,  sposarti, 
Se  in  me  non  vedi  un  Idolo, 
Un  fior  di  gioventù, 
Non  sono  disprezzabile, 
Avrò  trent*  anni  al  più. 
Cabale,  astuzie,  inganni 
Io  fo  di  nuovo  conio  ; 
Per  finger  smanie  e  affanni 
Ne  sai  più  del  demonio. 
Noi  di  raggiri  e  trappole, 
Sposi,  aprirern  negozio. 
Sdrucciolerai)  gii  stupidi. 
Mai  non  staremo  in  ozio* 
Apri  il  bocchin  di  zucchero, 
Cara,  non  dirmi  no. 
Cari.  Basta...  ci  penserò. 

(  s'ode  il  rumore  d' una  carrozza  che  s'avvicina, 
lep.        Torna  il  padrone!...  oh  diavolo* 
Restar  qui  non  conviene. 
Meco  in  giardino  affrettati, 
A  concertar  le  scene.  * 
Sposa  del  nuovo  Figaro, 
No  più  tremar  non  dei^ 
Noi  compreremo  un  feudof 
Andremo  in  tiro  sei. 
Paggi,  lacchi  serventi-.. 
Inchini  ..*  complimenti  .•. 
C'invitano  di  la... 
Ci  pregano  di  qua  — 
E  intanto,  ah!  ah  /  che  ridere! 
L?  invidia  creperà. 
/  (  escono  ambedue  dalla  porta  che  mette  al  giardino. 

SCENA  Vili. 

Il  Barone  allegro  con  cappello  e  bastone  entrando  dalla  porta 
di  mezztì%  indi  Leporello  guardingo  affacciandosi  alla  porta 

da  cui  è  uscito. 

Bar.  Il  principino  è  io  trappola/  Il  barbiere... 
Barbier  dotto  e  garbato- 
Numero  e  appartamento  m'ha  insegnato. 
Demetrio,  .militar  di  taglio  antico, 


n 

Con  un  suo  strattagemma 
Persuase  l'amico 

A  scendere*,  e  salir  dentro  il  mio  cocchio. 
Or  non  lo  perdo  d*  occhio. 
È  in  gabbia*  in  gabbia  l'iuamoratello* 
Lep  (  Lo  potessi  veder.  ) 

Bar.  Qui  Leporello  !  (  scorgendolo* 

A  proposito:  è  fatta; 
E  ogni  promessa  ò  debito  : 

(  cava  la  boi  sa  e  gli  dà  delle  monete. 
Ecco  ì  trenta  ducati;  ambula  e  sfratta. 
Lep   Oh  !  grazie*  mi  rallegro.  U  ha  veduto? 
Bar.  Lo  vedrò.  Sentirà:  gli  ho  preparata 
Una  eloquente  paterna!  coi  fiocchi  .«. 
Già  vederlo  mi  par  col  pianto  agli  occhi. 
Lep.  Vuol  che  1*  introduca  ? 
Bar.  Obbligatissimo. 

Vada  . .  vada  ...  m*  intende  ?*♦. 
Lep.  Oh  !  scusi 

Bar.  Vada 
E  se  mai  la  scordò^  quella  ò  la  strada* 

(  oca  mia  ridi  gli  coi  bastone  la  porta  del  giardino* 
Lep.  La  so,  la  so,  la  so. 
(  Se  non  V  avviserò 
Il  cavalier  si  troverà  imbrogliato  /  ) 
Bar.  Che  brontoli,  briccon? 
Lep.  Parto,  e  non  fiato* 

(  Il  Bar.  dà  un  occhiata  alla  porta  di  mezzo,  e 
ledendo  giungere  i  suoi  domestici  si  ritira  pre* 
cipitoso  nel  proprio  appartamento. 
SGENA  IX. 
/  domestici  del  Barone,  introducendo  Andrea  dalla 
porla  di  mezzo. 

Coro       Venga,  signor:  non  s'alteri, 
Calmi  quel  mal  umore, 
Sta  in  mezzo  a  galantuomini. 
Che  gli  faranno  onore  ; 
Kè  piangerà  nel  perdere 
La  cara  libertà: 
Legge  è  il  suo  senno)  e  tutto... 


i8 

Msno  V  uscir*)  qui  avrà. 
Ànd.  Perchè?  perchè  rapirmi? -Ove  son'io?..» 
Lo  chiedo  a  tutti  invano. 
Vii  silenzio  crude],  barbaro  arcano  ! 
Ah  !  da  colei  che  adoro 
'  M'involano  cosi  !  vederla  oh  dio! 

Solo  il  vederla  un  fuggitivo  istante 
Era  al  mio  core  amante 
La  tenera  d'amor  gioja  suprema... 
Ignoto  rapitor,  svelati ...  e  trema. 
Da  te  lontano,  e  vivere, 
Tenero  mio  sospiro, 
E  non  morir  fra  i  palpiti 
Come  il  mio  cor  potrà? 
Sei  1'  aura  che  respiro, 
Il  sol  degli  occhi  miei, 
L'alma  dell'alma  sei, 
La  mia  fatalità. 
Da  te  rapirmi  è  strazio... 

Morte  che  ugual  non  ha.    (gettandosi  a  sedere. 
Coro       L'abbandonarsi  all'impeto 
Della  melanconia 
Sarebbe  una  follia 
Fsfel  fiore  dell'età. 
Freni,  Signor,  quei  palpiti, 
Abbia  di  se  pietà. 
Ànd.    Mirarla  ed  amarla -E  legge  del  fato,  (alzand. 
Incanta  ed  accende  -  Quel  volto  adorato. 
Beato  ti  rende, -Ti  fa  sospirar. 
Dov'è  quel  tiranno,- Che  involami  a  lei? 
Si  barbaro  affanno,- Soffrir  non  potrei! 
Ti  sfida,  t'aspetta  -  Giurata  vendetta: 
Indegno!  Al  mio  sdegno -Tu  devi  tremar. 
Coro    Tacete...  v'ascolta.  -  Ki  viene...  Signore. 
Calmate  il  furore:  Può  farvi  tremar. 

(  i  domestici  si  ritirano. 
SCENA  X. 

Andrea,  indi  il  Barone,  dopo  aver  fatto  capolino  dalla  sua 
porta* 

And.  Questa  è  l'ora  beata, 

(  guardando  V  ora  ad  un  suo  orologi*®* 


19 

Che  per  Toledo  a  passeggiar  andava, 
E  al  balcon  la  mirava 
Sorridermi,  guardarmi ...  almen  potessi 
Saper  dove  io  mi  sia  ! 
Bar.  Non  trama  saper  altro  ?  E  in  casa  mia» 
And.  (  Il  padre  del  mio  ben...  Non  era  jeri 

Nel  palazzo  a  Toledo?  ) 
Bar.  (  Restò  di  gesso.  ) 

And>  (  Agli  occhi  miei  non  credo.  ) 
Bar.  Principe  ... 
And.  Dice  a  me! 

Bar.  Non  fate  scene, 

Son  vecchio  e  militare,  e  non  conviene. 
Per  obbligarvi  alfine  a  farmi  visita 
Usai ...  perdonerete ... 
Una  moda  un  po'  strana  ... 
È  stato  un  strattagemma  alla  prussiana. 
Ani,  Anzi  ...  (  Oh  gioja  !  )  Siguor  ? 
Bar.  Già  vostro  padre».* 

And.  Ah  !  più  padre  non  ho. 
Bar.  Che  !  che  !  ragazzo  / 

M'  arriccio  i  baffi,  se  mi  fate  il  pazzo. 
Voi  siete  un  Wartensleben. 
And.  Son  francese. 

Bar.  Mentir  la  patria  ?  -  Figlio  ... 
Che  sia  l'ultima  volta» 
Impietrisci,  ed  ascolta.  -  Alla  mia  mensa 
Con  me  voi  mangerete. 
11  quarto  vostro  è  quello,  e  la  sarete 
Giorno  e  notte  servito,  ma  non  s'esce»  k 
Non  si  va,  non  si  gira, 
Con  nessuno  si  ciarla ,  e  sola  meco 
Avrete  in  compagnia ... 
Se  pur  vi  garberà...  la  figli*  mia. 
And.  Come  ?  come,  signor  ? 
Bar.  Son  smanie  inutili. 

Eh  !  di  qua  non  si  scappa. 
In  lingua  intelligibile  mi  spiego. 
A  ripigliar  la  prego 
Il  vecchio  nome,  che  in  Berlino  avea. 
And.  Ho  un  sei  nome,  signore,  $  il  womg  è  Andrea. 


2° 

Bar*  S\s  quel  delle  vacanze»..  Io  già  so  tutto. 

jnd.  E  tramate?.** 

Bar.  Pretendo 

Farvi  dir  quel  che  dico. 
And.  Quel  che  dice  dirò. 

Bar.  Bravo!...  Ora  voglio 

Presentarvi  mia  figlia  ...  non  e*  è  male», 
Almeno  con  dicono*  Ma  beila 
Non  come  la  servotta*,  oppur  l'ostessa* 

And,  (  Parla  greco.  ) 

Bar.  Vien  qua...  Figlia..»  t'appressa» 

(  chiamando  sulla  pnrta  dnl  quarto  d'  Amalia, 
SCfcNA  XI. 

Amalia  mestamente  venendo  dal  suo  quarto  senza  alzar 
gli  occhi* 

Bar.  Tratta  con  liberta  quel  forastiero, 

Non  è  per  noi  straniero, 

E  un  principe  prussian  da  me  alloggiato» 
Ama.  Ah  !  padre  mio  \  Chi  vedo/ 
Bar.  Cosa  e  stato? 
Ama.  Padre!  E  d'esso. 

Bar.  Che!...  Chi!... 
And.    ^  (E  lei.  ) 

Ama.  E  V  amico  ... 

Bar.  Qu^l  di  Portici?  (  sotto  voce  fra  loro 

D*  Ercolano?  di  Pompei? 

Del  Vesuvio  ? 
Ama.  Eccolo  là. 

And.  (  Mi  sorride.  ) 
Ama.  Guarda,  e  palpita* 

And.  Quanta  grazia. 
Ama.  Che  beltà. 

&ar.  Ed  io  stesso..  Oh/  che  sproposito 

Di  paterna  asinità. 

<*  3 

And*       C  Ah  !  vicina  al  caro  bene 
Brilla  V  alma  prigioniera. 
Cosi  bella  carceriera 
Mi  fa  odiar  la  libertà. 
Da  sì  amabili  catene 
Chi  sfuggir  mai  penserà? 


ti 

Ama*     (  Ah!  che  il  fine  delle  sue  pene 
Già  vicin  quest'alma  spera. 
Non  è  larva  menzognera, 
Del  mio  cor  sentì  pietà. 
Così  amabili  catene 
Ei  per  sempre  stringerà.  ) 
Bar*       (  Ah  !  il  più  degno  di  catene 
Son  dei  pazzi  fra  la  schiera. 
Quello  gode..»  Questa  spera... 
Da  che  recita  papà  ? 
In  teatro,  sulle  scene, 
Il  mio  caso  finirà.  ) 
Dunque  è  quello  ? 

Proprio  quello, 
Che  mi  ha  detto  Leporello. 
Ah  !  sospetto  un  qualche  imbroglio; 
Ma  per  altro  ho  iti  petto  il  foglio 
Dove  tutti  registrati 
Sono  i  vostri  connotati. 
And.       (  Son  perduto.  ) 

Bocca...  ciglia... 
Ah  !  pur  troppo,  a  meraviglia  ! 
I  capelli.**  la  statura... 
Ah  !  va  peggio  !...  E*  una  pittura 
Resta  il  naso ...  Oh  !  il  naso  poi 
Tale,  e  quale...  Eh!  siete  voi, 
Dalle  nuvole  mino 
Figlia  !  Ey  proprio  il  principino  : 
Sta  qui  espresso  il  suo  ritratto. 
Am&%      Dunque  posso... 
Bar.  Niente  affatto, 

Quello  il  vostro  appartamento*  (ad  And. 
Cangia  tu  di  sentimento,  (ad  Ama* 

Di  fuggir  non  tenti  mai:  (ad  And. 

Guai  per  te,  se  V  amerai*  ( ad  Ama. 

Ho  poteri  illimitati,  (ad  Ande 

Eh  !  non  servono  discorsi 
Darò  esempi  non  stampati; 
Draghi,  Iene,  Tigri,  ed  Orsi 
In  fierezza  io  vincerò. 
Ama,  é  An&.  (  lo  comprenderlo  uon  so»  ) 


22 

làmà.     L*amo  tanto! 

Bar.  E  non  ti  vuole. 

Ama.  Sospirava. 

Bar.  E  non  ti  brama. 

Ama.  Morirò... 

Bar.  Ma  un'  altra  n*  ama 

Ama.     E*  calunnia  ! 

Bar.  E*  verità. 

Se  del  padre  alle  parole 

Tu  non  credi  leggi  qua,  (consegnando  la  le L 

E  vedrai  che  il  principino 

Sottoterra  s'è  abbassato: 

D'un' ostessa  è  innamorato,,*. * 

D' una  serva ...  o  di  chi  sa. 
jind»       (  Cosa  brontola  accigliato. 

E  quel  foglio  che  sarà  ?  ) 
Ama.     (  Che  smania ...  oh  dio  che  palpito  ! 

(  dopo  aver  letto. 

Morir  il  cor  ini  sento. 
Sì  nero  tradimento 
Chi  mai  potea  sognar. 
Vive.,  m' insulta  il  perfido 
E  i  fulmini,  che  fanno^ 
L\ecGesso  dell'  affanno 
Mi  fa  gelar...  tremar*  ) 
Bar.        Son  la  le  vostre  camere; 

(  ad  And.  indicandogli  V  appartamento. 
Kagazzo  mio,  giudizio., 
Aperto  è  il  precipizio, 
Non  state  a  sdrucciolar* 
Ohimè!  come  sei  pallida,  {correndo  alla  fi  gli  di 
Voi,  no,  non  v'accostate,  {allontanan.  And, 
Non  farmi  ragazzate.  (  alla  figlia. 

(  E'  serio  assai  l'affar.  ) 
And,       Signor;  fedele  e  docile 

Dai  cenni  suoi  dipendo; 
Sì,  prigionier  mi  rendo. 
(  Così  potrò  sperar.  ) 
(  Piange...  vacilla...  è  pallida 

(  scorgendo  Ama.  agitata: 
Dirlg  potassi;  addio! 


*3 

Se  piange  l*idol  mio, 

Ritorno  a  palpitar.  )       (  entra  nel  suo  ap^ 
portamento ,  ed  il  Bar.  accompagna  Ama.  nel  suo 

SCENA  XII. 

Dalla  porta  del  giardino  entrano  Leporello  e  Demetrio  ;  indi 
il  Barone  dui  guaito  della  figlia  unito  alla  medesima^  con 
sciai  lo  e  cappello  sul  braccio» 

Dem.  Ma  vi  dico  di  no.  (  volendo  impedirgli  V  ingresso, 
Lep.  L'  affare  è  urgente 

Superlativamente. 
Dem.  Ma  il  padrone 

Quando  disse  che  sfratti: 

Intender  volle  che  vossignoria 

Senza  ritorno  se  ne  andasse  via. 
Lep.  Devo...  per  carità...  fargli  all'istante 

Una  rivelazione  interessante. 
Dem,  Maschera,  ti  conosco- 

Lep.  F?on  s*  incomodi*  y 

Ma  se  sfugge  il  momento 

Nascer  può  un  precipizio, 

Ed  umilmente  di  salvarlo  io  bramo* 
Dem.  Sarà  ...  forse  sarà  ...  vado,  e  lo  chiamò. 

(  entra  nel  quarto  del  Bar. 
Bar.  (di  dentro  dal  quarto  d'  Ama.,  non  udito  dei  Lep. 

che  sulla  porta  dell  appartamen.  sta  chiamando  And. 

Vieni,  vieni  a  trottar.  Neil'  aria  aperta 

Passerà  quel  vapor. 
Lep.  Cavalierino?  (con  la  testa  sotto  le  cortine. 

Ama.  Non  ho  voglia  papa. 
Bar.  Vieni  alla  tomba 

Del  poeta  Virgilio, 

E  ti  divertirai. 
Lep.  Cavalieri...  cavalieri. .  non  sente  mai*        (da se. 
Bar.  Voglio  così. 

Lep.  Cavalierino  Andrea... 

Bar.  Leporello...  voi  qui? 

/  (  uscendo  colla  figlia  sottojl  braccio* 

* /J  -    —   —     Perchè  voìea-.. 

Una  trama  infernale  era  svelarvi» 
Bar.  Infernale? 


*4 

Lep.  Tant'fc. 

Bar.  Parla- 

Lep.  Il  Prussiano ... 

Bar.  II  Wartensleben? 

Lep.  Gongola,  eccellenza^ 

D'esser  prigionier  nei  vostro  tetto, 

Perchè  qui  sta  V  idolatrato  oggetto. 
Bar.  Come* 

Ama.       Davvero  qui? 

Bar.  (  Bombe,  e  cannoni/ 

Fosse  davver  mia  figlia*  )  La  conosci? 
Lep.  Un  pochino. 
Ama.  e  Bar.       E  si  chiama? 
Lep.  Oh  !  mi  perdoni. 

Obbedito  ho  al  mio  core. 

Licenziato  già  fui;  parto,  signore. 
Bar.  Resta,  birbante!  resta.     (  arrestandolo  con  impeto. 

(  Come  si  fa  senza  un  birbante  intorno 

In  una  circostanza  come  questa?)  (pestando  i piedi. 
Lep.  Resto? 

Ama.       Sì,  resta,  resta,  e  svela  il  nome 

Di  questa  ignota  amante. 
Lep.  Si  chiama  ...  già  non  serve  ...  eccola  qua. 

(  (s  ervando  verso  la  porla  di  mezzo. 
Bar.  Bada,  Te':  non  far  scene.  (  ad  Ama. 

SCENA  XIII. 

Carlotta  dalla  porta  di  mezzo,  con  in  mano  la  berretta 
variata  di  forma* 

Bar.  La  modista? 

Ama.  Carlotta?       (mentre  Car.  vuol  pro- 

vare la  berretta  ad  Ama.,  il  Bar.  gliela  strap- 
pa di  mano,  e  la  getta  sulla  tavola. 
Car.  Or  starà  bene. 

Bar.  Altro  abbiamo  nel  capo, 

Che  la  vostra  berretta* 
Car.  Per  contentarla  Pho  aggiustata  in  fretta. 

(  correndo  subito  al  tavolino  in  collera 
vedendola  sciupata,  e  rassettandola. 
Ama.  Ehi  contendiamo. 
s*r*  Io  voglio 


Veder  qui  nuda  ... 
Car.  Cosa  ? 

Bar-  La  verità. 
far.  Qual  verità? 

har.  Venite. 
€ar.  Eccomi  tjua.  (appressandosi 
Bar.  Ditemi:  conoscete 

Un  forestiere  imberbe?  un  certo..*  Andrea? 
Car.  Un  principe  prussiano? 
Ama.  Appunto, 
Bar.  Appunto. 
Car.  Certamente.,  eccellenza*)  ìo  conosca:  (  con  entusias* 

L'amo.,  ni'auia,  m'adora,  è  il  mio  tesoro, 
Bar.  (  figlia  J  ne  vuoi  di  più, 
Ama.  INo ...  padre  /  io  moro. 

(  sotto  voce  fra  loro» 

Bar»  Aspetta,  figlia,  aspetta.  ) 
Cor.  {  Va  ben?  (  fra  loro 

Lcp.  Sublime  come  una  gazzetta.  )     (di  furio* 
Bar.  Io  già  so  tutto  tutto; 

Ma  dei  vostri  amoretti^ 

Pali*  A  fino  alla  zeta 

La  storiella  segreta 

Dai  vostri  labbri,  or  qui  ascoltar  si  vuole* 
€ar.  E'  corta  corta  ;  è  detta  in  due  parole  5 
Amo  Andrea;  d'Andrea  son'io^ 
Kd  Andrea  sol  mio  sarà. 
Ama.     Taci,  taci  ;  ah  !  tu  tu9  uccidi. 

Ogni  accento  mi  da  morte  ! 
Ah  !  in  segreto  or  forse  ridi 
Della  barbara  mia  sorte  l 
Vanne*,  involati,  lo  voglio  ; 
Qua  mai  più  non  ti  vedrò» 
(  Ma  son  donna,  e  ho  un  cor  prussiano? 
Tremi,  tremi  il  traditore  ; 
Lacerargli  a  brano  a  brano 
Io  saprei  nei  petto  il  core.  ) 
Padre  mio  ...  si  ...  chi  volete  .•• 
Per  vendetta...  io  sposerò.  (  entra 

furente  nel  suo  quarto,  e  Lep.  tenta  guardia- 
*  go  di  seguirla. 


26 

Lep.       (  Qui  convien  disingannarla.  ) 
Bar.  Dove? 

Lep.  A  udir  se  mai  vuol  nuMa* 

Bar.  JLa  dispenso...  qua  fanciulla.  (Xep.,  al  cenuo^ 
reca  le  sedie,  e  poi  si  ferma  irh  un  angola 
facendo  dei  segni  a  Car. 

Da  seder..-  tu  impietra  là» 
Figlia  mia,...  col  vostro  amore 

Or  transiger  vogl' io... 
Car.        Amo  Andrea ^ 
Bar.  e  Car.       D'Andrea  son  io. 
Bar.        Ed  il  resto  già  si  sa. 

Ma  d'Andrea  sono  i  parenti 

Ricchi.,  illustri  e  prepotenti^ 

E  a  smorzarvi  la  passione 

Son  capaci...  m'intendete? 

D' una  gran  risoluzione. 
Car.        Contro  me  ? 
Bar.  Ma  non  temete. 

Ho  un  progetto,  figlia  mia  : 

Trapiantandovi  in  Parigi^ 

Con  la  vostra  fantasia 

Voi  fareste  dei  prodigi. 

fi  viaggio,  e  piastre  mille 

Per  i  veli  e  per  le  spille 
Lep.        (>Veh  !  che  volpe.  ) 
Car.        Andrea  mio  caro  ; 

lo  lasciarti  per  dannaro. 
Bar.       Se  duemila  ne  vorrai      (accostando  la  stdia. 

Pronte  son. 
Car.  Lasciarlo  •••  ah/  mai. 

Bar.        Via.,,  tremila. 
Car.  (  E*  molto  argento.  ) 

Lep.        (  Seduttore  è  V  argomento.,  ) 
Car.        L'amo  troppo. 
Lep.  (  Benedetta, 

Se  resìsti  alla  trafila/  ) 
Bar.  Quattromila... 
Car.  Quattromila. 
^eP-        (  Questo  è  un  colpo  di  saetta.  ) 
Car.  a  3  Ah/  Jasciate  ch'io  rifletta 


2? 

Un  tantino,  per  pietà. 
Lep.        (  Quatromilla,  è  una  saetta? 

La  fortezza  crollerà»  ) 
Bar.        (  Ah  !  le  ho  data  una  gran  stretta, 

Vacillar,  cader  dovrà.  ) 
Car.        (  Quattromila  h  un  tal  boccone 
Da  far  perdere  il  cervello: 
Trionfò  la  tentazione 
Dava  meno  LeporelJo»  ) 
Io  capisco  ...  che  l'adoro 

Ma  ...  sposarlo ...  non  potrei  ... 
Il  suo  rango  ...  il  suo  decoro 
Sventurati  affetti  miei. 
Concludiamo».. 

Adesso  ... 

Figlia  ... 
Non  volete  ch'io  sospiri? 
(  Fate  pur  con  liberta- 
(    (  Ah  !  la  strega  me  la  fa.  ) 
Ah  ! 

Via  dunque? 

. , •     •  che  pena. 
Ahimè  :    .  r 

che  scena* 

a  3 

Quattromila,  avete  detto? 
Ah!  si  spezzi  la  catena. 
E  già  sento  un  svenimento 
Ch'è  venuto...  o  che  ...  verrà. 
Su.,  coraggio,  non  <è  niente. 
Quattromila  ...  passera. 
).        (  Se  non  crepo  è  un  gran  portento, 
Chi  l'imbroglio  or  sbroghera?  ) 

SCENA  XIV. 

Andrea  affacciandosi  sulla  sua  porta^  indi  Volendosi 
ritirare',  e  detti. 

L       Barone  mio,...  scusate. 
\        A  tempo,  principino- 

Colui,  colei  mirate?       (  accennando  Car e 
a  questa  accennando  And. 


23 

Lep.  (  lì  resto  del  Carlino*  ) 
■And,       Miro  una  bella  giovine*) 

Ma  non  so  poi  chi  fe. 
Bar»        Eh  !  corpo  del  demonio. 

E  tu,  ragazza  niiaf 
Car.        Vedo  un  Lei  marcantoni 

Ma  ntm  so  poi  chi  sia* 
Lep.        (  Ed  io  qui  da  telegrafò 

Faccio*  i\ò  so  perche.  ) 
Bar.        Son  fuori  di  me  stesso, 

Che  dici*,  Leporello  ? 
Lep*        lo  dico...  niente  adesso.,. 

Lambicco  il  mio  cervello  ; 

Studio,  contemplo,  medito^ 

E  poi  risponderò. 
Bar.        Dunque  di  lei  non  siete 

Innamorato  ? 
And.  Affatto. 
Bar.        Da  lui  non  pretendete 

Amòre  e  fede? 
Car.  Affatto. 
Bar*        Fra  lor  non  si  conoscono:? 

Mai  non  si  vider? 
Car*  And.  No. 
&ar>        Voi  rinunziate  a  quello  ? 

Voi  rinunziate  a  lei? 
Car.  And.  Che  dubbio  ! 
Bar.  LeporeJlo  ì 

<l<ep.        U  caso  ♦>  ò  un  caso  araldico  - 

Reciterai!  cosi* 
2W.        Odi:  sian  tosto  alPordiné 

Demetrio  e  il  carrozzino,, 

Del  padre  suo  le  lagrime 

A  tergere  in  Berlino 

Va  per  le  poste  il  principe 

Pria  che  tramonti  il  di* 
Itp.       (  All'arte*  )  (finge  correre  alla  porta  di  mezzo , 
ma  coglie  un  istante  e  sdrucciola  nel  quarto  d'Anta. 
And.  (  Ohimè  !  che  fulmine. 

Signor  !  deh  !  sospendete* 
Bar.       Awdrftg  lesto  e  comodo^ 


(ad  A ndi 

(  a  Cati 
(ad  ambedue. 

(  come  sopra, 
(a  lep* 


m 

Serva  e  denaro  avrete; 
La  gioja,  io  già  m'immagino 
Del  povero  papa. 
a  3  Prima  in  contegno  serio 

Coi  ciglio  annuvolato 

Dirà  :  ragazzo  discolo  ! 

Scostati,  scapestrato. 

Farete  quattro  smorfie, 

E  poi  v' abbraccierà 
And*  (  Come  da  lei  dividerti, 

Mio  core  innamorato, 

La  morte  è  meno  barbara, 

Io  sono  un  disperato. 

E  questo  vecchio  stolido 

Quel  che  si  fa  non  sa.  ) 
Car*  (  Con  una  scena  comica 

Ho  vinta  una  cinquina- 
Addio:  ti  lascio,  o  Napoli; 

Divento  parigina: 

Leggi  dal  mio  capriccio 

Ora  il  bel  sesso  avrà.  ) 

SCENA  XV. 

S*  ode  acuta  un  grido  nel  quarto  di  Amalia',  indi  essa  esce  con 
i  capelli  sciolti  per  le  spalle^  astratta,  anelante*  pallida,  e 
simulando  un  delirio',  intanto  dalla  porta  del  giardino  ven- 
gono Leporello  e  Demetrio,  ed  a  suo  tempo  dalla  comune,  è 
Domestici  in  livrea* 

Ama.  Ah  ! 

And.  Bar.  Car.  Qual  grido. 

Bar.  Oh  ciel  mia  figlia.        (  andando 

verso  l appartarne  e  retrocedendo  inorridito. 
In  che  stato. 
And.  Car,  Bar.       Che  sarà. 
Dem.  Dal  facocchio  è  il  carezzino, 

(  con  premura  uno  per  parte  del  Bar. 
Lep.  Pronto  è  il  pranzo. 

Bar.  Eh  !  zitto  là.   (  impazientandosi* 

a  6 

Ama.       Ah  !  se  cieco  al  mio  tormento, 

(  lentamente  avanzandosi  fino  al  mezzo  della  scena* 


Crudo  il  ciel  nega  pietà, 

Il  mio  flebile  lamento 

Or  l?averno  ascolterà. 

(  il  Bar.  pian  piano  si  vct  accostando i 
T'apri,  abisso,  uscite,  ó  furie, 

Vendicate  il  nero  inganno  : 

Voi  con  serpi,  sferze  e  fiaccola 

Inseguite  il  mio  tiranno, 

Agitatelo,  -  straziatelo, 

Tomba  averiio  a  lui  sarà. 
Forse  allor  per  questa  misera 

Brillerà  -  serenità. 
(  Io  non  so  che  dir ...  che  farmi. 

La  sua  testa  ò  ribaltata. 

Ho  paura  d'  accostarmi, 

Pare  mezzo  spiritata.  ) 
Figlia!.*.  Amalia!...  Amalia!...  figliai 

(  Sbieca  gli  Occhi  ...  orror  mi  fa» 

11  mio  core  a  lei  sen  vola, 

Ma...  inchiodato  il  piede  è  qua.  ) 
Car.  And*  e  Dern. 
Sventurata  !  mi  fa  piangere  ! 

Come  mai  cangiò  d'aspetto. 

Fredde  agli  occhi  tien  le  lagrime- 
Dubbio  ha  il  piede  ...  anèlo  il  petto. 
Come  trema!...  com'è  pallida! 

Desta  in  seno  orror  ...  pietà  l 

Chi  sa  mai  se  a  quella  misera 

La  ragion  ritornerà. 
(  Bagatelle  !  come  recita. 

IV  un  attrice  consumata 

Son  bastate  quattro  sillabe, 

È  Medea  m'ha  ricopiata. 
La  partenza,  il  padre,  il  principe^ 

Il  Barone  or  scenderà. 

Leporello,  il  tuo  cervello 

Dopo,  il  resto  aggiusterà.  ) 
Ah  !...  voi  Uv  lei/...  Dov*  è  papà  ? 
Ride? 

Ride. 

Eccomi  qua-  (  awanZt  guardingo 


Zi 

Ama.     Ah!  sognai  ! 

£ar.  Sogno  bisbetico* 

Ama.     Mi  pareva... 

Xep.  U  pranzo  è  in  tavola. 

(tutti  $.  affollano  intorno  al  Bar. 

intcriori! pendasi  fra  loro* 

Dem.       Rotto  è  il  legno. 

Bar.  Andiamo  al  medico* 

Car.        Quattromila ... 

And.  Com*  e  pallida. 

Lep.        Ma  la  zuppa  ... 

Dem.  11  legno..» 

Ama.  1  demoni 

Bar.        Vengo  .i»  intesi...  bene*.*  già* 

Ci  vuol  sangue.,  o  lc-roà. 
Lep.        (  Ah!  badate  per  pietà»        (di  furto  ad  Ama» 
Ama.      (  Senza  me  non  si  farà.  ) 

Bar.  Servi,  presto,  tutti,  olà!  (sulla  porta  di  mezzo. 
Coro  Pronti  al  cenno,  eccoci  qua.  (accorrendo. 
Bar.        Nelle  mie  camere -Voi  resterete-  «       (a  Car. 

Nel  vostro  carcere  -  Ritornerete»       (ad  And. 

Che  tutti  pranzino-Nel  loro  quarto,  (ai  servi. 

Con  la  mia  figlia -Per  poco  -io  parto, 

Perchè  solleciti -Va  dal  facocchio.      (  a  Lep. 

Silenzio  ed  ordine-Voi  date  un  occhio*  (a  Dem. 

Lungo  Posilipo-Meco  verrai,  (  ad  Ama. 

L'aria  balsamica-Respirerai: 

Il  moto  a  piedi-Ti  gioverà, 

E  quel  vapore-Ti  passerà. 

Tutti  m'intesero? 
Coro  e  Tutti  Si  ubbidirà. 

Bar.        (  Vidi  un  sorridere;- Notato  ho  un  atto: 

Mi  eredon  stupido  I-Bambolo  affatto. 

Un  certo  dubbio-Qui  nel  cervello 

Mi  viene  a  battere-Corne  un  martello; 

Quasi  per  gioco-Par  basso  basso, 

E  a  poco  a  poco-Divien*  fracasso; 

Ma  come  turbine-Che  si  scatena, 

Ma  come  Oceano-Che  non  si  frena, 

Se  arrivo  a  scorgere-La  verità, 

Àllor  Ja  colleja «Ssoppiav  dovrà. 


■Ci  vuol  politica -CI  vuol  prudenza» 
Poi  la  pazienza  -Terminerà.  ) 

Ama .y  And.y  Car.,  Rem.  e  Coro. 

(  All' improvviso -Tutta  ad  un  tratto, 

(  ciascuno  da  se» 
Sembra  il  Barone  -  Cangiato  affatto! 
Un  certo  dubbio- Qui  nel  cervella 
Mi  viene  a  battere  -  Come  un  martella 
Quasi  per  gioco- Par  bassa  basso,, 
A  poco,  a  poco  -  Di  vie  n  fracasso, 
Somiglia  a  un  turbine- Glie  sta  in  catena* 
Pare  un  Oceano- -Che  non  si  frena, 
Rumina,  brontola  -  Guarda  qua  e  ià: 
Un  qualche  diavola- In  testa  avrà. 
Ci  vuoi  politica -Ci  vuol  prudenza, 
Che  la  pazienza  -  Trionferà.  ) 
lep-        (  AH*  improvviso  ecc. 

Ma  di  quei  barbari -Ne  voglio  cento;; 
Che  il  mio  talento- Li  vìncerà,  ) 
Bar»        ■   Tutti  n/intesero?  Tu  qua...  voi  la. 
*  (  severo  e  fingendo  sorridere.  ) 

(  prima  a  tutti,  indi  a  Car.  indicando  il 
proprio  quarto,  poi  ad  And,  accennando 
V  appartamento, 
lutti  e  Coro       Si  obbedirà, 


Firn  dell'  Atto  primo. 


ATTO  SECONDO. 

SCENA  PRIMA. 

Sala,  come  nell'Atto  Primo. 

/  Servì  ed  i  Camerieri  escono  con  ì  piatti,  le  posate,  te  cara/» 
fe>  i  tovaglioli  ecc.  dagli  appartamenti  del  Barone  e  diAn- 
drea^  partono  dalla  Comune-,  indi  tornano,  e  recano  nei  me- 
desimi quarti  il  caffè  ed  il  punch  in  ricchi  vasi-,  indi  Da~ 
metrio,  poi  Leporello  che  passa  guardingo  in  punta  di  piedi 
dalla  porta  del  Giardino  a  quella  di  Andrea,  ed  entrando 
la  chiude. 

Prima  parte  del  Coro, 

Che  ne  dite? 
Il  parte  Che  vi  pare? 

Coro       Intricata  è  la  commedia; 

Ma  ho  sospetto  che  in  tragedia 
Alla  fin  terminerà. 
1  parte    Qua  risate  !       (  accennado  il  quarto  dei  Bar. 
IL  parte  La  sospiri  *.  (  similmente  quello  di  Jnd. 

1  parie    Questa  mangia.  (  come  sopra» 

Ù  parte  Sbuffa  quello;  (come  sopra, 

Ed  intanto  perchè  giri 

Ruminando  Leporello, 

E  in  Giardino  almanaccando, 

Perchè  rondi,  non  si  sa. 

Ma  per  far ...  cosi ...  fra  noi. 

Una  qualche  osservazione, 

Che  gran  bestia  eh' è  il  padrone!.», 
Peni.       11  padrone  or  or  verrà, 

E  sarà  contento  almeno 

Della  loro  cortesia. 

Bravi!  Evviva!  A  coro  pieno/ 

Tutti  uniti  in  armonia  ! 

A  trinciar  di  quel  signore, 

Che  vi  sfama,  che  vi  veste, 

Ch'è  un  modello  di  buon  core».. 

Per  la  rabbia  mi  fareste 

Un'arteria  in  sen  scoppiar. 

Non  vo'  scuse.  E  legge  il  cenno: 

General  fu  il  padron  mioj 


Caporal  soli  stato  anctvió: 
Marchs/  e  tutti  han  da  marciar-. 
Il  padre^  e  la  figlia-Fra  poco  verranno 
Suonaron  le  quattro-Pranzare  vorranno, 
Che  tutto  sia  pronto:-Girate  guardate*, 
Che  tremi  chi  trovo-ìit  ozio  a  ciarlar/ 
Io  cierle  non  voglio-Vi  pagò?  Obbedite 

(  Lr p.  profitta  del  moménto,  e  passa* 
V'annoja  il  servire?-Padroni  !  partite. 
Ma  fin  che  qui  state^-Tacete.,  volate, 
O  all'aria  per  bacco!-So  farvi  saltar. 
Coro       Demetrio!  scUsater-Ciarlammo  Un  momento  J 
Adesso  voliamo-Più  lesti  del  vento. 
Àndiamo^-Guardiamof-Per  tutto  giriamo. 
Quel  ceffo  lasciate--Ci  fate  tremar^ 

(  i  servi  escono  dalla  porta  di  mezza* 
2)em.  Morrò,  sempre  pensando  da  soldato: 

Chi  paga  ha  da  ordinare,  e  chi  è  pagato 

Obbedire,  e  tacer.  Si  leghi  l'asino 

Dove  accenna  il  padrone. 

Il  Barone  sbagliò?...  paga  il  Barone. 

Costui  s'è  chiuso.-,  forse  (  guardando 

la  porta  di  And.,  indi  quella  del  Bar. 

Dormir  vorrà.  Costui 

Non  mi  brigo  di  Jeij-Di  certi  musi 

10  non  son  troppo  amico. 

Fugge  le  donne  un  militare  antico. 

(  esce  dalla  porta  di  mèzzo  m 

SCENA  11. 

Leporello,  pian  piano  affacciandosi,  spiando  dalla  porta  di  An- 
drea, indi  facendolo  uscire,  e  correndo  poi  al  quarto  del 
Barone,  traendone  fuori  Carlotta. 

Lep.  Capriccioso,  lunatico,  bilioso, 

11  vecchio  sospettoso 
Jeri  improvvisamente 

Cangiò  di  casa  sulla  mezza  notte.* 
Perchè  temea,  che  fra  molta  gente, 
Che  andava  notte  e  giorno  passeggiando 
Là,  per  Toledo,  al  suo  palazzo  innanti. 
Vi  fosser  cicisbei,  granzi,  galanti, 


iS 

te  già  sognava  un  qualche  contrabbando. 

Le  facende  son  molte;*  é  il  tempo  e  coito. 

Cernè  avvisavi? 
Jnd.  Or  dunque  ... 

Lép.  Un  Wartensìeberi  siete, 

Un  principotto;  e  se  restar  volete 

Fra  queste  mura,  accanto  al  caro  bene 

Scrupoli  a  monte  ...  recitar  conviene. 

(  entra  a  prender  Car. 
And.  Un  Wartensleben?..>  Quel  signor  prussiano 

Era  in  Parigi...  non  è  molto...  e  forse 

Mia  madre  ...  ospite  sua ...  Madre  amorosa  ! 

A  cui  non  è  nascosa 

L'ardente  del  mio  cor  viva  passione, 

Saprebbe  interessarlo;,  ed  al  Baroue 

Scriver  potrebbe ...  Ali!  vola  il  tempo  intanto. 
Lép.  Al  principe  Prussiano  eccovi  accanto. 

(conducendo  fuori  Càh 

Car.  Amò  Andrea ... 

Lep.  Ma  tant'èl 

Car.  Perchè  non  dirlo. 

Lep.  Era  sordo  il  Barone  ?- Anime  belle! 

Mi  fareste  arrabbiar.  Giocato  ho  a  briscola 
Ho  fatto  il  naspo,  il  gatto  e  l'arcòlajo} 
Lograi  di  braccia  un  pajo.  Inutilmente  ! 
I  signori  èràn  talpe! -Ora  bisogna 
Rannodar  la  matassa:  alla  commedia 
.     Un  episodio  aggiungere» 

Car.  Perdoni^ 
E  i  quattromila?..* 

Lep.  I  quattromila..» 

SCENA  III. 

Jl  Barone  prima  da  lontano ,  ìndi  dalla  porta  di  mezzo  ter» 
hando  dalla  passeg  giata  con  Amalia^  e  detti. 

Bar.  In  tavola 

Fra  mezz'ora..*  non  più- 
Lep.  Torna  il  Barone. 

Decesivo  e  V  istante, 

Signor  Andrea,  voi  ritornate  amante; 

Carlotta  ».ì  qui  „.  smorfiosa  appassitola^ 


36 

La     in  ginocchio.»,  al  suo  pie*  D'occhiate  tenere} 

Di  smanie,  di  sospiri, 

Di  mio  cor,  di  mio  ben,  d* anima  mia 

Non  vi  sia  carestia. 

Io  qua,  piangendo.  -  Che  Lei  quadro  !  a  voi? 

Frasi  di  Metastasio, 

Romantiche  follie,  palpiti  ardenti; 

Nè  risparmio  vi  sia  di  giuramenti.. 

.  a  5 

^nd.  e     Non  temer,  mio  caro  bene, 
Car.  L'alma  mia  fedel  ti  adorar 

Terminar  dovran  le  pene, 

Tu  sarai  sempre  con  me: 

Nella  tomba,  estint0  ancora 
1  a 

Palpitar  saprò  per  te. 

Xep.        Che  spettacolo  !  che  incanto  ! 

Alla  fin  trionfa  amore, 

No,  frenar  su  gli  occhi  il  pianto,. 

Non  possibile  non  è, 

(  Se  la  beve  sua  eccellenza 

Come  un  sorso  di  caffè-  ); 

"Bar.        (  Come  va! -Cangiato  è  il  gioco? 

Eran  freddi  !  - 1 Differenti1, 

Ora  avvampano  di  fuoco, 

Che  a  burlarmi  siano  in  tre  ?* 

Che  bei  fusti!  che  talenti, 

Ma  V  avran  da  far  qon  me.  ) 

Jma,       (  La  mia  benda  è  ornai  squarciata^ 

Qualche  astuzia».,  ci  scometto. 

$£  una  scena  concertata, 

Recitando  stanno,  iia  tre  ; 

|Mfa  quel  core  dentro  al  petto 

Bà'ttès  batte  sol  per  me.  ) 

Mar.       L'affare  è  originale:         (  accostandosi  a  l?f* 

Spiegalo,  LeporeHo. 

lep.        Il  caso  é  naturale: 

Dormiva  il  Mongibello,, 

L'avean  creduto  spento» 

Ma  poi  si  risvegliò. 

Un  piccolo  ci  spetto,. 


tìn  po'  di  mai  timore^ 

Fece  mentir  V  affetto, 

Poi  tutto  vinse  amore, 

E  l'uno,  all'altro  accantd 

Non  corse  no,  .••  volò. 
"Car.  Mio  caro,  caro  Andrea! 
And.  Mia  vita! 

Ama.  (  A  meraviglia.  ) 

&ar.        (  Tranquilla  sta  Medea?  ) 

Brava,  signora  figlia! 
Car.  And,  0  sposi,  ò  morte  ! 
Bar.  (  In  trappola 

Tutti  vi  piglierò.  ) 

La  somma  ho  preparato» 

(  accostandosi  cortesemente  a  Càr.  '€&  And* 

Andra  volando  in  posta. 
And.       Io  meglio  ci  ho  pensato» 
Car.  Io  non  son  più  disposta» 

Car'6  (  ^oi5  <*a  c0'ui  a'dorò 

Dividermi  non  so. 
Lcp.        (  Povero  galantuomo! 

Di  pomice  restò.  ) 
Ama.      (  Incerto  «?  in  petto  il  core; 

Sperare  ancor  non  so»  ) 
Bar.        (  Buffoni  !  són  più  vecchio  ! 

Tremate,  io  ve  la  fò.) 

Ebben,  se  pazz^o  siete, 

Calmate  pur  1'  affanno, 

No,  figlio,  non  avete 
(  ad  And.  cavando  la  lettera  dell3  aitò  primo. 

Un  genitor  tiranno, 

Non  volle  farvi  misero} 

Quel  ch'ei  scrivea  farò. 
(  legge  )  „  Se  poi,  riuscito  imitile  ogni  tentativo,  credeste 
yt  che  questa  giovane  fosse  indispensabile  a  formare   la  feli- 
„  cita  di  mio  figlio,  in  quel  caso  prometto  dì  maritarli.  ** 

Signori  si  consolino 
(  con  voce  risoluta  e  solenne.  And.  abbandona  subi- 
tola mano  di  Car.  e  se  ne allontanai 
Or  or  gli  sposerò, 


38 

Ama.  e  And.  Piana 

Lep.  e  Car.  Coinè  !.«.. 

Ama.  Veli!  che  imbroglio* 

Ltp.  (  Oh  che  volpe  !  )  Q 

Ama.  e  And.  (  Ah  sono  mort  !  ) 

Car.       (  Principessa!  ) 

Lep.  No  eccellenza;  la  in  quel  £og&& 

Ciò  non  v'era.. 
Bar.  E  come  il  sa? 

Lep..        (  Se  l'ho  scritto!  )  Eh!...  l' indovino^ 

Non  poteva  un  prence  padre 

Accordare  a  un  principino 

D'affondarsi  in  tal  viltà. 
Bar._       Io  lo  dico,  e  basta.  E  dove 

Svaporar  gli  ardenti  affetti?' 

Freddi  freddi  quai  sorbetti 

Impietriti  state  la  ? 
And*       Yp'  pensarvi» 
Bar.  Eh  burle/  È  tardi! 

Un  notaro  a  me  chiamate.       {  alla  porta  di 
Ama.       Ah!  che  pensi  almen  lasciate       mezz.  grido. 

Un  momento  in  liberta. 
Bar.       Voglio,  e  zitti,,  Fermi  la. 

SCENA  £Vt 

Entra  un,  servo  c*n  un  biglietto  di  vìsita,  eh*  ppr$e  «£' 
Barone^  e  gli  parla  sottovoce,  e  detti. 

3$ar.     Ah!  come?».,  che  dici?-Lui  stesso?  davvero?  (  al  servo^ 
Che  tremi  ohi  venderli  bianco  per  nero. 
Silenzio/.,  che  salga:  -  Di  sopra  l'aspetto: 
M'attenda  un  istante -  nel  mio  gabinetto. 

(  al  servo  che  parte. 
(  Vittoria!  Vittoria     11  vero  vedrò.  ) 
Amalia!-  Carlotta  !-  Briccone  !•••  Ragazzo/ 
Nessuno  si  pensi  -  Uscir  dal  palazzo. 
(a)  Divisi  (bjin  giardino  -  Son  padre  Barone*., 

(à)( ad  Ama.  Car. ed  And,  (b)  (a  Ltp  ) 
(c)  Ognun  mi  rispetti-^  conservo  un  bastone  : 
(c)  ( ad  Ama.  Car.  ed  And.  )  (d)  (a  Lep.  1 
Vittoria  !  Vittoria  \  -  Fra  poco  verrò,. 


a  £  39 
C#r.    (Pi  gioja  feroce  -  assalto  improvviso, 
Ama.      Le  tronche  minaccia,-  Quel  crudo  sorriso, 
Xep.       11  core,  e  la  testa -Mi  pone  in  tempesta, 

ed  (  ciascuno  da  se  osservando  il  mar. 

And,       M'abbassa,  m'innalza -Mi  ruota,  mi  balza. 

Ansante,  tremante -Sperare  non  so. 
Bar.    Ah!  Ah!  me  la  rido  !  - Cospetto  di  bacco! 

Sognavano  i  furbi- Di  mettermi  in  sacco! 
Col  vecchio  maestro -Scolari  sbarbati  \ 
Sventata  è  la  mina  -  Saran  corbellati  : 
A  suono  di  tromba  -  Burlarli  saprò.  ) 
(  Lep.  esce  dalla  porta  del  giardino,  And.  dalla  sua,  Ama. 
entra  nel  suo  quarto,  il  Bar.  e  Car.  entran  in  quello  del  Bar. 

SCENA  V. 

Demetrio  solo  dal  mezzo,  indi  tutti  z  domestici  fr  ettolosi 
dalla  parte  medesima. 
Dem.  Comincia  l'appetito  a  tormentarmi, 
E  l'arrivo  del  principe  prussiano 
Mandò  il  pranzo».*  e  chi  sa  quanto  lontano? 
lo  son  vecchio  soldato, 
Ma  gli  anni  ii  mio  valore  hanno  lograto  ; 
E  quel  tardare  il  pranzo  Un  ma  pazienza*. 
Sbadiglia  sua  eccellenza, 
Anelilo  sbadiglierò.  -  Saper  vorrei 
Perchè  al  giunger  del  principe, 
Come  un  mar,  eh' è  in  burrasca  ed  in  bonaccia, 
Fra  Ja  calma  e  il  furor  ride  e  minaccia? 
Coro       Giunta  appena  in  ciel  la  sera 
Nel  giardino,  illuminato* 
Venga  il  pranzo  preparato. 
T)em.         Lumi  ?  e  pranzo  ?  si  farà. 
Coro       Se  mai  chiede  Leporella 
11  casato  del  prussiana 
Lo  richieda  sempre  invano. 
Dem,         Sempre  invan  lo  chiederà. 
Coro       Vi  son  nozze;  ma  è  un  mistero! 
Dem.         Obbed  ioco  e  non  domando* 
11  padrone  al  suo  comando 
Pronto  sempre  mi  vedrà. 
Cero       Dunque  andiamo, -non  tardiamo, 
e  Dem.     S'obbedisca  in  armonia, 


4o 

Fugge  il  tempo,  e  vola  via  : 

Attenzione  e  attività.       (partono  dai  mezzo 

SCENA  VI. 

Andrea  smaniose  dal  suo  quarto ^  iudi  Amalia  accorrendo  dal  suo* 
And.  Incertezza  crude]  !...  Potessi  almeno 

Un  fuggitivo  istante 

Sola  veder  l'idolatrata  amante! 

Potessi  .,,  Ohgioja!  (  scorgendo  Ama.  che  viene* 
Ama.  A  te  volai,  mio  bene* 

Oggi ...  Io  spero  ...  cesseran  le  pene. 
And.  Ah!  parla.*,  ah!  svela,  o  cara*.. 
Ama.  Un  principe  prussiano, 

L' illustre  padre  tuo,  giunse  improvvise*) 

E  col  mio  favellò.  Cangiato  affatto, 

Con  paterno  sorriso 

Venne,  e  a  volo,  di  nozze 

Ora  un  cenno  mi  fece  il  padre  mio 
And.  Ma  Prussiau  non  son'io*-  L' industre  fola 

Leporello  inventò  -  Di  Francia  il  lido 

Al  tuo  fido  fu  cuna  : 

Non  mi  negò  fortuna 

Nobil  cor,  nobil  sangue; 

Ma  principe  non  son.  Troppo  il  tuo  grado 

Al  mio  grado  sovrasta! 

Ah!  nacqui  alla  sventura! 
Ama:  lo  tJ  amo,  e  basta: 

Amore  io  bramo,  amore, 

Regnar  vuo'nel  tuo  core, 

Poi  m'offra  il  fato  una  capanna  o  un  trono$ 

Purché  tu  m*  ami,  indifferente  io  sono. 
And.  Ma  se  il  voler  tiranno 

Del  genitor  severa  ... 
Ama-  Ma  del  mio  cor  V  impero 

Involarmi  chi  può? -Nato  tu  sei 

Della  senna  gentile 

Sulle  sponde  ridenti; 

Hai  molle  in  seno  il  cor,  come  hai  gli  accanti; 

Ma  un  fermo  cor  prussiano 

Sfida  d'empio  destili  l'ira  crudele, 

Ama  spirando,  e  sa  morir  fedele» 


4* 

And.       Solo  al  sùon  di  quegli  accénti 

Dell'usato  è  il  cor  più  forte* 

lo  sorridere  ai  tormenti, 

Io  volar  superbo  a  morte, 

Se  fedel  mi  sei,  mio  tene, 

Non  temer,  saprò  per  te. 

Fortunate  le  mie  pene, 

Se  tu  sempre  pensi  a  me* 
Ama*     Da  me  impara  la  costanza, 

Giovinotto  innamorato  ! 

Ti  sorrida  una  speranza, 

À  dispetto  ancor  del  fatos 

Lagrimar,  morir  d'amore 

io  saprò  del  padre  al  pifc. 

Ma  cangiar  non  può  il  mio  COt£^ 

Questo  cor  tutto  è  per  te. 
Se  mi  toglie  il  padre  irato 

A  colui  che  1'  alma  adora,  (  dopo  avet, 

guardato  intorno  snuda  e  brandisce  un 
piccolo  siile,  che  se  rbava  nascoso* 

Mira  ! 

And.  Oh  donna  ì 

Ama.  Ho  un  ferro  ancora» 

La  mia  man  tremar  non  sa* 
And.       E  1'  amante  disperato 

Emularti  allor  saprà» 
a  2  Andm  Si  :  lo  giuro:  o  insiem  saremo 
e  Ama.       Dell'  amor  fra  le  ritorte, 

O  di  morte  -  il  gelo  estremo 

Noi  nell'  urna  unir  dovrà*, 

Ma  involarci  sulle  stelle 

Dell'amore  ai  dolci  incanti 

Immortali  spirti  amanti, 

No,  il  destino  non  potrà* 
Ama.  Addio! 
And.  Bell'idol  mio-, 

Ma  non  sarà  l'ultima  volta.  Addio» 
azAma.  Ah!  ritorna  a  dir  che  m'aiiii; 

e  And.        Toma  a  dir  che  mi0  tu  sei  ! 

;  a 

Gioja  egual§  io  non  potrei 


43 

Delirando  immaginar, 
E  un  contento,  un  sogno,  un'estasi 
Così  cara,  qost  nuova, 
Che  s' intende,  che  si  prova, 
Ma  h  impossibile  spiegar.  (  partono, 

SCENA  VII, 

heporella  dal  mezzo)  irteli  il  Barone  col  principe  di  Wartety. 
sleben  dal  proprio  quarto^  preceduto  da  un  cameriere^  eh* 
entra  nel  quarto  d"  Amalia* 

Lep.  Oh  che  moto  in  cucina!  È  un  sottosopra! 

Pranzo  in  giardino,  e  illuminata  a  giorno... 

Un  forestier  che  arriva  ...  una  gran  festa!.». 

Se  non  scopro  terren,  perdo  la  testa. 
Bar.  Principe  Wartenslehen  ... 

Lep.  (  Cosa  sento!  )       (  colpita., 

Bar.  Entrate  da  mia  figlia, 

Parlate  dell'  affarj  ma  dello  sposo 

Nome  e  grado  tacete. 
Lep.  (  Peggio!  ) 

War.  Barone  mio,  voi  Io  sapete* 

Da  gran  tempo  viaggio; 

E  il  core  delle  donne  è  un  certo  libro,  < 

Che  cercai  di  studiar  continuamente  ..• 
Lep,  (  Chi  più  lo  studia,  non  capisce  niente*  ) 
$ar.  Siamo  intesi.  Fra  poco 

Pranzeremo  in  giardino. 
War.  Ed  al  vostro  futuro  nepotina 

Voglio  far  cento  brindisi. 
Bar.  Ma  non  cipro  perfetto* 
War.  Genio  e  vi  sfido. 

Bar.  Ed  io  la  sfida  accetto. 

(  il  cameriere  è  tornato  sulla  porta  d'Amalia,  ed  in  ehi- 
nandosi9  fa  cenno  al  principe  che  pud  entrare-,  il  prin- 
cipe entra ,  ed  il  eameriere  la  segue* 

SCENA  Vili. 

Il  Barone  e  Leporello* 

Bar,  Ah!  ah!  ah!  ah!  ah!  ah! 
i£p.  (  Vento  cattivo» 

Non  è  aria  per  mp.  Minaccia  guai 


Quella  cara  risata/ 

prudentissima  par  la  ritirata.  )  (per  partire* 

Par.  Psi,  psi! 

iep.  Comanda  il  gatto? 

ifar.  Favorisca; 
Se  non  ^  scortesia. 
Bramo  vossignora. 
Lep.  (  Complimenti  indigesti.  ) 
Bar,  Mi  perdoni: 

Son  di  memoria  labile; 
Ma...  capisce?-,  è  l'età!  §on  molti  i  sabatì; 
Gli  X  sono  quasi  sette. 
Lep.  Eccellenza...  che  dice? 
Bar.  Se  permette 

Vorrei  mi  ricordasse  ad  uno  ad  uno 
Tutti  i  suoi  requisiti ...  i  suoi  mestieri, 
Ch'esser  devono  moltU 
Lep-  (  Ecco  la  pioggia.  ) 

Par.  Allor  che  ad  onorarmi, 
Entrò  nella  mia  corte, 
Mi  par! ...  se  non  sbaglio..,  avere?  inteso 
Ch'  era  vossignoria  ?.. 
Lep.  Servitore  di  piazza,  cicerone, 
Interprete  di  lingue, 
Cameriere,  corriere...  un  po' di  tutto, 
Bar.  Un  po'  di  tutto!...  Dice  bene  assai  I 

Mila,  fa  un  po'  di  tutto ... 
Lep.  (  Ahi!  ahi!  ahi!  ahi!  ) 

Bar.  Gran  bel  talento!  (cerimonioso, 
Lep.  (  Io  ^chiatto.  ) 

Miserie debolezze 
Fragilità 
Bar.  Fragilità?  Peccato, 

Che...  come  merta...  anqor  non  sia  premiato! 
Veda...  se  stesso  a  me,  vossignoria, 
Avrebbe  un  posto  in  alto» 
Lep,  (  In  piccardia.  ) 

Bar.    Ma..t  senta..,  dica.-,  sensi,... 

Mi  farebbe  un  piacer? 
Lep*  Parli ...  Comandi  «•< 

Bar.    gJJa  che  ha  fior  d'ingegno, 


44 

E  vasto  enciclopedico  cervello^ 
Sia  storia,  b  indovinello, 
Mi  smatassi  pian  piano  mi  certo  imbrogliò* 
Lep.  Ma*.. 
Bar.  Prego  ... 

Lep.  Se  ..• 

Bar.  Si  degni  ... 

Lep*  Se  no,.» 

Bar.  Lo  Voglid= 

A  quattrocchi,  padron  mio* 
Una  storia  ha  da  spiegarmi* 
Lep.    Letterato  non  son  io, 

Ma  però  potrò  provarmi. 
Bar.     Schietto*  e  netto. 
Lep.  Ah!  Io  prometto. 

ìBar.        Chiaro  e  tondo. 
Lep.     ^  Oh!  ne  rispondo. 

Bar.     B  un  gran  vii  chi  ondeggia  e  trema 

A  svelar  la  verità. 
Lep.    Eccellenza,  ho  per  sistema 

Di  jriostrarla  come  sta 
Bar.        (  È  di  porfido,  o  di  bronzo  ! 

Mai  non  cambia  di  sembiante^ 
Vero  estratto  di  furfante: 
Chi  lo  vuole?  eccolo  la; 
Ma  per  altro,  non  comprenda 
Cosa  diavolo  dira»  ) 
Lep*        (  Già  si  sogna,  già  si  crede, 
Che  cascar  voglia  nel  sacco, 
E  non  éa  che  a  dargli  scacco! 
Pronto  sempre  mi  vedrà. 

per  altro  non  intendo 
Cosa  diavolo  vorrà.  J 
Bar*        Mi  risponda  à  mano,  a  mano:     (ponendosi  a 
Di  domande  ho  pieno  un  tomo.  sedere^ 
Wertensleben,  il  Prussiano, 
Non  ha  figli. 
Lep,  Povero  uomo! 

Bar.        Ergo  il  giovane  introdotto 

Non  è  cèrto  in  conseguenza 
U  Prussiano,,  il  principotto,.* 


45. 

lep.       Dice  ben  vostra  eccellenza. 
Bar.       Dunque  è  un  furbo,  un  impostore; 
Menti  nome,  patria,  amore. 
Dove  nacque?  Come  vive? 
Con  «hi  occhieggia?  Forse  scrive! 
Quali  mire  aveva  in  vista 
Nel  venir  nel  mio  palazzo? 
Perchè  mai  per  Ja  modista 
Delirar  parea  da  pazzo? 
Qui  v' è  intrigo;  qui  v'è  imbroglio, 
Inviluppo  e  contrabbando, 
E  da  lei  saper  io  voglio  (  balzando  in  piedi, 
Tutti  i  dove,  tutti  i  quando, 
Tutti  i  forse  ed  i  perchè. 
£fp.        Onorato  assai  mi  trovo* 

Contentarla  appieno  io  bramo, 
E  a  rispondere  mi  provo. 
Bar.       Fil  per  filo» 
Lep.  Incominciamo. 

Io  non  nego  chJ  è  qui  entrato; 
Ma  non  sa  che  da  un  Barone 
Fu,  per  frode,  trascinato? 
Bar.        Eh!...  sin  qui*.,  sin  qui.»,  ha  ragione. 
X^p.        Ch'fe  francese,  urlò,  ma  invailo, 
Si  rispose:  sei  Prussiano» 
Quando  il  nome  sillabò, 
Che  non  era  si  gridò: 
Negò  amor  per  la  modista; 
Ma  fu  lesto  un  carrozzino 
Per  condurlo  quasi  a  vista 
Come  un  fulmine  a  Berlino. 
Oltre  questo  io  non  so  altro^ 
Ma  se  vuol  di  qua  lo  mando, 
E  sapra  con  modo  scaltro 
Scavar  tutti  i  dove  e  i  quando, 
Tutti  i  forse,  ed  i  perchè 
Bar,       Ah  5  se  trovo  chi  mi  svela 
L'orditura  della  tela 
,       Di  quel  foglio  maledetto 

Che  al  Prussìan  lo  fece  figHof 
Cento  piastre  gli  prometto* 


Zep.  Cento? 
Bar.  Cento. 
Lep.  Ed  io  le  pigliò* 

Bar.       Tu  ..s  briccone  ? 
Xep.  Io  :  s\  :  Jo  dissi; 

Bar.       Tu  birbante  ? 
Lep.  Io  :  si  ;  lo  scrissi  / 

Ma  per  sola  umanità. 

a  x 

Bari       Fucilate  !-  cannonate  ! 

Ferro  e  fuoco  -  Via  di  qiuL 
ì*ìp*        Non  gridate  -  Non  parlate, 


Eccellenza,  -  per  pietà- 
Se  V  affare  mai  si  sa 
Un  bisbiglio  Nàscerà. 
11  caffè,  la  trattoria, 
Ogni  casa^  ed  ogni  via 
Mormorar  allòr  s'  udranno  5 
taQ  gazzette  parleranno 
Ed  in  meno  d'iiu  baleno 
Tutto  il  mondo  lo  saprà^ 
Èd  un  ùoiiì  del  suo  talentd 
Scorbacchiato  resterà. 
Le  ricordo  quelle  cento  ..i 
Già  capisce 
Èaf.  Èccoìe  qua<? 

Alla  I  afga  da  gazzette. 
Scorbacchiato  ••.  Zitto  la. 
Quello  eh7 è  sfato -Dunque  sia  stato,' 
Èsser  non  voglio  -  Gazzettizzato. 
Non  vò' sentirai!-  Dalle  persóne, 
Quando  passeggio  -  Per  Ja  città, 
Ciù,  ciù,  ciù,  ciù» -eia,  eià^  cia^  eia,* 
Ci,  ci?   ci,  ci, -ciò,  ciò,  ciò>  ciò. 
Sono  un  Prussiano -  Sono  un  Barone. 
Se  tu  fai  chiacchere-Ti  càccierò. 
Xep0        Come  un  oracolo- Ella  ha  parlato: 
Anche  il  respiro  -  Sia  sequestrato. 
Non  dee  sentire- Dalle  persone, 
Quando  passeggia  -  Per  là  citta, 
€iù5  ciù,  ciù5  qìù,  -Già,  eia,  cià>  éià',-> 


  4? 

Ch  ci,  ci,  ci,  -  Ciò,  ciò,  ciò,  ciò» 

Ella  è  un  prussiano  -  Ella  è  un  Barone^ 

No;  non  si  dubiti -Non  fiaterò. 

Mari        (  Come  una  mumiiiia  -  Sono  restato.' 

Con  poche  sillabe- M5 ha  sconcertato. 
Io  Ja  mia  collera -Non  trovo  più; 
Rimango  estatico -Come  un  ciicù.  ) 

Lep.        (  Al  nuovo  Figaro  -  Sorride  il  fato, 
Le  piastre  piovono  -  Per  ogni  iato, 
E  il  vecchio  burlerò  -Noi!  buffa  più, 
Ma  guarda  estatico  -  Come  un  cucù.  ) 

^  il  Bar.  enifiii  nel  quarto  d  And.  e  Lep.  esce  dalla  porta  del  giar* 

SCENA  ULTIMA* 

Deliziosa  nel  giardino  vagamente  illuminata  à  colorii  Nel  fon- 
do tavola  riccahiente  imbandita  con  doppieri  d'  argento  ac- 
I    cesi,  credenze  ece.  ecc.  Notte  con  Luna. 

Cli  attóri  entrano  da  Piali  opposti  •  Demetrio  è  Servi,  indi 
Leporello,  poi  Carlotta,  Andrea  ed  il  Baróne,  indi  Warteii* 
èleben  servendo  Amalia» 

Dem.  E  un  bel  punto  di  vista. 

Ma  nn  giorno  di  battaglia 

Spettacolo  è  più  bello  ì 
Lep.  (E  non  posso  scappar!)  (entrando^  e  guarà,  dapertutto* 
Car.  (  Ma^  LeporeJlo, 

L*affar  cóme  finisce.^) 
Lep,  (  Eh  !  chi  Jo  sa  ! 

Bar.  (  mostrando  un  plico  Con  gr ari  sigillo  in  ceralacca* 

M'ascolti  ben  chi  ha  dà  partii  di  qua: 

Mia  figlia...  (  Spererei^  che  il  capneietto 

Di  recitar  tragedia 

Passato  ti  sarà.  )  Mia  figlia  adunque 

Avverto  lor  signori,  è  maritata  ; 

E  sposa  un  Segretario  d'ambasciata. 
And.  (  Oh  !  smania  !  ) 
Ama.  (  oh  !  morte  !  ) 

And.  Andrai  (  ad  Ama* 

A  Pietroburgo...  Il  freddo 

Già  non  ti  fa  paura: 

E  il  prence,  che  ha  recato  Ja  sua  nomina^ 

(  accennando  Wartenslebzn  ed  il  plico. 


48 

E  la  madre  conosce,  nr  assicura 

Ch' è  un  ca valzer  francese 

Ricco,  bello,  cortese. 

Si  chiama ... 
Ama.  Invano,  o  padre, 

Di  sedare  tentate 

L'intrepido  mio  cor. 
Bar.  Signora  figlia, 

Si  ricordi  chi  sono! 
Lep.  (  E  il  primo  lampo,  e  poco  manca  al  tuono.  ) 
Ama.  Saprò  morir. 
«Bar.  Morrai; 

Ma  sposa  al  cavaliere  Andrea  Cerna/. 
rAnd.  Ah  gioja!  ah  come! ah  dite!...  ah  qual  eccelso 

D* inatteso  contento! 
Bar.  Figlio  mio. 

Via  !.,.  finiamola ... 
And,  Andrea  Cernay  !...  son  io. 

(  cadendo  ai  piedi  del  Bar. 

Lep.  Approvo  quanto  sopra. 

And.  Ecco  leggete 

(dando  al  Bar.  un  taccuino  con  car- 

Le  mie  carte..»  te>  ed  alzandosi* 

Bar.  Oh  cospetto. 

Ma*..  la  modista?.»,  eteetera? 
Lep.  (  Signore/ 

(  piano  alV  orecchio  del  Bar. 

Si  ricordi,  che...  guai!  se  quel  mistero 

Lo  sanno  i  gazzettisti. 
Bar.  E?  vero,  vero! 

Figlia?.,  capisci?...  E'  tuo. 
Car.  Ma  i  quattromila?  (  al  Bar. 

Bar.  Li  tengo  contati. 

Lep.  Allor  potremo  (  a  Car. 

Aprir  bottega     o  sposa. 
Car.  Parleremo. 
And.  Mio  ben?  nulla  a  me  dici? 
Ama.  Oh  caro/  oh  solo 

Adorato  idol  mio  !  tanto  improvviso 

E1  il  tenero  piacere, 

Che  vien  soave  ad  innodarmi  il  cor?; 


49 

Che  fra  la  speme  ondeggio,  e  fra  il  timore; 
Non  so  s'io  sogno,  o  vedo; 
A  questo  seti  ti  stringo,  e  ancor  noi  credo. 
Ancor  pavento,  ancora 
Parmi  morir  dJ  affanno, 
Che  un  palpito  tiranno 
Ancor  non  tace  in  cor. 
Quest'  alma,  che  t'  adora 

Oh  l  quanto  pianse  !  oh  quanto  ! 
Ma  fortunato  il  pianto, 
Se  alfin  trionfa  amor» 
Ani.       Lo  splendor  succede  alfine 

Della  notte  al  tetro  orror. 
Lep.        Tutte  ornai  cadder  le  spine, 

Coronatevi  di  fior. 
Ama,     (a)  PadreU  (6)  Sposo!...  (c)  Amico!...  (d)  Furbo!; 
(a)  al  Bar.  (b)  ad  And.  (c)  al  principe:  (d)  a  Lep. 
Quale  istante  di  piacer* 

a  6 

Bar.  And.  Quante  pene!  quante  lagrime! 

Car.War.    Or  gli  affanni  a  che  rammenti?. 

Dem.  Lep.  Ai  futuri  tuoi  contenti. 

Volgi  solo  il  tuo  pensier. 

Ama,     Sì:  non  penso  che-' a.  goder* 

D'amor  nell*  estasi,-Già  fuor  di  sè, 
Rapita  ò  V  anima-Vicino  a  te.        (  ad  AncL 
Or  più  il  mio  core-Bramar  non  sa, 
Che  in  sen  d'amore-Respirera: 
E  le  sue  lagrime-E  ia  sua  pena 
Per  gioco  appena-Rammentera: 
Coro       Son  corte  V  ore-Di  nostra  età, 
E  solo  amore-Lieta  le  fa. 
Palpiti  e  lagrime-Affanni  e  penet 
Amore  e  Imene-Consolera< 


Fine  del  Dramma,. 


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